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Cosa cambierà davvero per le aziende con Facebook

By January 17, 2018 No Comments

Le dichiarazioni di Zuckerberg in merito al nuovo algoritmo di Facebook, che debutterà nel 2018, hanno gettato il panico tra le aziende che usano il celebre social network come vetrina. Il concetto diffusamente percepito è un semplice “ci sarà meno visibilità per le pagine rispetto alle persone”. Non è del tutto sbagliato, ma è quantomeno semplicistico.

Cosa funziona oggi la visibilità su Facebook

facebookPartiamo dalla situazione attuale. La maggior parte dei professionisti di digital marketing la conoscono, ma molte persone meno esperte no.

Attualmente, quando un’azienda pubblica un post su Facebook, questo viene mostrato a un campione ristretto di persone che seguono quella pagina, circa il 2-3 percento. Per capirci meglio, se la vostra pagina aziendale ha 1.000 follower, il nuovo post viene visto immediatamente da 20-30 persone. Se queste persone reagiscono al messaggio, con like, commenti, clic o condivisioni, allora Facebook decide che l’argomento è interessante e lo mostra a un pubblico più vasto, sempre tra i follower della pagina. Altrimenti, in assenza di reazioni, la sua diffusione si ferma a quelle prime 20-30 persone.

Questo punto è importante per capire che già oggi la visibilità di base dei messaggi di un’azienda è molto ridotta. Sta all’abilità di chi li crea riuscire a generare interesse, in modo da ottenere risultati migliori.

In futuro, non sarà diverso: a cambiare sarà il metro di giudizio di Facebook.

Commenti, non reazioni

Secondo le dichiarazioni di Facebook, il nuovo algoritmo non terrà più conto delle reazioni a un post per decidere se è il caso di diffonderlo o meno: si affiderà invece ai commenti. In questo modo si vuole privilegiare la discussione, rendendo più interattiva la piattaforma. In base a quanto dichiarato, la decisione deriva – almeno in parte – dagli studi effettuati dai ricercatori sui social network, che evidenziano come per le persone una partecipazione attiva sia più benefica rispetto a una passiva. Di sicuro non è l’unico elemento: è innegabile che Facebook, pur restando il re dei social, stia attraversando un momento di crisi, con un numero crescente di persone che lo abbandona o che smette di utilizzarlo in modo continuativo. Il nuovo algoritmo vuole cercare di invertire o almeno rallentare questa tendenza. Non crediamo invece che, come molti sostengono, sia solo una strategia per spremere più soldi alle aziende: diamo credito a Zuckerberg di non essere così banale.

Cosa cambia davvero

Non sappiamo ancora come si ridurrà, in percentuale, la visibilità dei post delle pagine Facebook, ma il concetto di fondo è che le aziende dovranno imparare a coinvolgere i propri follower in modo diverso. Non sarà più sufficiente conquistare un like rubando un sorriso o scrivendo una frase d’effetto, bisognerà riuscire a creare contenuti in grado di accendere la discussione. Certo, è più difficile, e questo fornirà un vantaggio a chi riuscirà a creare strategie realmente efficaci. Le aziende che saranno capaci di percorrere questa strada saranno ricompensate da una maggiore visibilità rispetto ai concorrenti.

Servirà a qualcosa?

Solo il tempo potrà dirci se la nuova strategia di Facebook avrà davvero degli effetti benefici, sia in termini di successo del social network sia per aumentare la qualità della discussione.

Premesso che è da presuntuosi pensare di saperne di più rispetto a chi ha creato un impero come quello di Zuckerberg, vogliamo comunque esprimere il nostro pensiero in merito: no, non servirà.

  • Non servirà, prima di tutto, perché si innescherà un nuovo meccanismo perverso in cui le aziende faranno di tutto per ingannare l’algoritmo e per ottenere forzatamente dei commenti. “Nel bene o nel male, purché se ne parli”, diceva Oscar Wilde per bocca di Dorian Grey: a cosa si arriverà pur di far scatenare le risposte del pubblico? In fondo, è più facile ottenere un commento quando si provoca che quando si riscuote consenso.
  • Non servirà, in seconda battuta, perché oggi i post delle aziende e degli editori sono spesso quelli più interessanti. Lo sono perché vengono realizzati da professionisti e perché devono dare un valore. Al netto di fake news e bait click, sono quelli che tengono viva l’attenzione. Immaginate di leggere solo post di amici e parenti: se escludiamo le condivisioni provenienti dalle pagine, ci saranno prevalentemente foto di cibo e di animali domestici.
  • Non servirà, in conclusione, perché non sono i post di aziende ed editori ad avere reso Facebook più noioso e ad aver allontanato parte del pubblico.

Questo naturalmente è solo un parere. Crediamo sinceramente che Zuckerberg e compagni non siano degli sprovveduti che sparano alla cieca, quindi siamo curiosi di vedere cosa succederà.

Author afattori42

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